<html><head><style>pre,code,address {
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</style></head><body><div>e-privacy XXXVIII @ Firenze</div><div><br></div><div><b>«Privacy senza Garante o Garante senza Privacy?»</b></div><div>Processo al Garante per la Protezione dei Dati Personali</div><div><br></div><div>Tutte le informazioni per partecipare su </div><div><a href="https://e-privacy.winstonsmith.org/">https://e-privacy.winstonsmith.org/</a></div><div><br></div><div><br></div><div><b>Call for Paper</b></div><div>Il Progetto Winston Smith è lieto di invitarti come relatore alla trentottesima edizione di e-privacy, che si terrà in presenza ed in videoconferenza il 24 aprile a Firenze.</div><div><br></div><div><b>Il tema</b></div><div>La protezione della privacy in Europa è scivolata lungo un piano inclinato, passando da imperativo etico a feticcio burocratico. Mentre il cittadino si barcamena in un mare di consensi estorti da banner che nascondono centinaia di partner silenti, la tutela reale appare intermittente e, troppo spesso, opaca.</div><div><br></div><div>La contraddizione è manifesta; un apparato legislativo tra i più temibili al mondo genera, nella pratica, una messa cantata della conformità che non protegge l'individuo e non guida il mercato, ma produce costi di adempimento che solo i grandi attori possono assorbire senza scosse.</div><div><br></div><div><b>Il "Processo"</b></div><div>Al centro del nostro processo siede l'Autorità Garante, oggi sospesa tra un ruolo istruttorio poco trasparente e un ruolo decisorio privo di una reale accountability multidisciplinare.</div><div><br></div><div><b>Il Capo d'Imputazione</b></div><div>Il dubbio che solleviamo riguarda la natura stessa di questo presidio: può un organo puramente giuridico, che seziona la norma ignorando la realtà dei sistemi socio-tecnici, governare la complessità del digitale? Siamo di fronte a un'Autorità che rischia di guardare ma non vedere, comunicando attraverso sanzioni che le Big Tech derubricano a meri oneri accessori, mentre l'indipendenza della funzione viene minata da derive mediatiche o da inquietanti incursioni nella riservatezza dei singoli per fini di controllo interno.</div><div><br></div><div>Ecco che il concetto di sovranità digitale europea si infrange contro la realtà delle infrastrutture. In un momento in cui le grandi potenze parlano esplicitamente di controllo strategico, l'Unione risponde con una frammentazione incoerente. Il paradosso raggiunge il culmine nel subappalto della sicurezza nazionale a fornitori che rispondono a giurisdizioni straniere, una scelta che nessun perimetro di sicurezza normativo può sanare se privo di un'alternativa tecnologica autonoma basata su standard aperti.</div><div><br></div><div>A cosa servono leggi che il mondo ambisce a copiare, come il Cyber Resilience Act o le norme sulla responsabilità del software previste per il 2026, se la difesa dei dati — fulcro della nostra economia — rimane affidata a una filiera di cui non possediamo le chiavi?</div><div><br></div><div><b>Attori cercasi:</b></div><div><br></div><div>Come nel caso del precedente processo Veneziano al Cloud del 2017, anche questo "processo" non potrà realizzarsi senza l'indispensabile contributo di chi si candiderà a impersonarne i ruoli necessari:</div><div><br></div><div>Imputato</div><div>Collegio d'accusa</div><div>Collegio di difesa</div><div>Parti civili</div><div>Giuria popolare</div><div><br></div><div><br></div><div>Vi aspettiamo.</div><div><span></span></div><div><br></div><div><span></span></div></body></html>